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Il disordine del tuo nome [recensione]

4 agosto 2009
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[Apri la scheda del libro]

Va bene. Un bell’aneddoto, tanto per cominciare.

Ho cercato questo libro per anni, letteralmente. Mi era stato consigliato da una carissima cugina che, nel corso del tempo, ha saputo consigliarmi molti autori che ho poi amato (cito solo Cortázar, dovrebbe bastare). Il titolo mi ha fatto rizzare più di un sopracciglio: Il disordine del tuo nome è un titolo bellissimo, un riassunto di quello che amo nell’arte: gli accostamenti bizzarri, la serenità nel dire di un’ira d’iddio già compresa, accettata, condivisa.

Ahivoi il libro è difficilissimo da trovare. Per anni, appunto, in ogni libreria italiana in cui sono stato ho chiesto se c’era. La risposta era sempre negativa. Ho provato ad ordinarlo in almeno due grandi librerie, ma senza successo. Poi l’ho trovato. In una allora nuova libreria di viale Marconi a Roma. Molta fu la mia gioia. Forse troppa, visto che ho iniziato subito la lettura, ed ero a circa un terzo quando ho avuto la sfacciataggine di dimenticarlo su un aereo. Fu una bella vacanza, ma funestata dal disordine della mia innominabile sbadataggine.

Appena tornai a Roma, appena arrivai, tentai il tutto per tutto. Tornai in quella libreria.

—————–

Qualche dio era dalla mia parte: ce n’era un’altra copia, l’ultima. Quella che ho appena finito di rileggere.

E dunque, com’è il libro. Il buon vecchio Millás è bravo, non c’è che dire, si sceglie un passo comodo e ti racconta delle storie relativamente ordinarie, ma fatte di vergogne, di vizi e difetti che abbiamo tutti ma che preferiremmo non confessare, spesso non li confessiamo nemmeno a noi stessi. Millás non si nasconde. Ti racconta il sollievo dell’indifferenza verso il dolore degli altri, il piacere dello sconfiggerli, anche in qualcosa di piccolo, di mentire. Ma non è un moralista. Si vede lontano un miglio che è meschino come tutti noi. Solo più spietato, anche se parla d’amore.

Il romanzo, poi, fa una di quelle cose meta-cosate che mi fanno tanto piacere: uno dei protagonisti (sì, è uno spoiler) si mette a raccontare la vicenda narrata in un libro che sta scrivendo, elencando le varie possibilità di intreccio, e scarta a priori quella che invece sceglie Millás, giudicandola non credibile. Ed è un trucchetto riuscitissimo, perché ti ricorda che la speranza, o l’illusione, di essere migliori della vita, e in definitiva di essere buoni, è quello che ci fa andare avanti e che ci rende sopportabile l’esistenza.

Quella libreria di viale Marconi, adesso, è chiusa. non capirò mai il funzionamento di queste cose.

In ultima analisi, romanzo consigliatissimo, se riuscite a trovarlo. In via del tutto collaterale, altri romanzi e racconti di Millás sono molto più facilmente reperibili, e sono molto consigliati anche loro.

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