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Favole dotte [recensione]

21 agosto 2009
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Come giustamente scrive Guido Carboni nell’introduzione del libro, per la quasi totalità degli italiani il nome Mark Twain è solamente (e disgraziatamente, aggiungo io) associato a libri per ragazzi (mi dissocio formalmente dal ridicolo concetto di libro per ragazzo) quali Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn. Per una maggioranza dei miei coetanei, probabilmente è associato anche al buffo e poco fortunato cartone animato – rigorosamente giapponese –  in cui, senza capirci un’emerita mazza (noi essendo ragionevolmente lontani dal Mississippi), si affrontava il problema del razzismo con brio e simpatia (ma anche no).

In realtà Twain è fra gli scrittori americani più importanti del suo tempo. Sarcasmo, ironia feroce e vera e propria intelligenza (di quella, non ce n’è mai abbastanza in giro, dicoio). Se qualcuno ha interesse di capire cosa accadeva in America in quel periodo, non può non leggere Twain.

Poi se ha anche la fortuna di poterlo leggere in lingua originale, potrà emozionarsi davvero. Twain ha uno stile raffinatissimo che non esiste praticamente più. Coloro che volessero approfondire le novelle di Twain qui le troverete tutte (in lingua originale).

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Venendo al libello vero e proprio, il titolo in italiano può trarre in inganno: non si tratta di favole al plurale, bensì di una singola storia, nella quale Twain immagina una spedizione di vari animali verso lande a loro sconosciute. La situazione si rivela subito comica e utile allo scopo reale di Twain: portare l’attenzione e al contempo ironizzare sulla nascente tendenza alle spedizioni scientifiche. Twain tocca così molti temi a lui cari: la geologia, l’archeologia, la paleontologia, l’evoluzionismo, le differenze di classi sociali, e via dicendo. Oggidì diamo per scontato quasi tutto, ma all’epoca di assurdi sedicenti “scienziati” pronti a partire, scoprire e spiegare ve n’erano a pacchi. E l’idiozia e l’ignoranza abbondavano. Twain allora se ne fa beffe allegramente.

Dunque la spedizione dei nostri animali sarà piena di piccole disavventure che il lettore (grazie agli indizi più o meno evidenti che Twain distilla sapientemente) avrà modo di decifrare e poi riderne perché assolutamente comiche. Decisamente un racconto buffo e leggero, che fa riflettere sogghignando. Come suggeriva il titolo originale: …for good old boys and girls.

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