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Giustizia [pg. 179]

28 agosto 2009
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Bene, lui, Mock, aveva in corpo un odio contro quelli che l’avevano generato, partorito e poi non l’avevano buttato nel più vicino secchio della spazzatura, e scolpiva quest’odio trasformando la pietra in una figura, in una forma che amava perché l’aveva creata e che, se avesse potuto provare un sentimento, l’avrebbe odiato a sua volta come lui aveva odiato i suoi genitori, i quali l’avevano anche amato, perché era un figlio che aveva dato delle preoccupazioni; tutto ciò era umanamente comprensibile, un circolo chiuso di odio e di amore tra creatore e creatura, ma quando invece s’immaginava uno come me che anziché odiare chi l’aveva messo al mondo e il fatto che era al mondo, amava un’istituzione che aveva fatto di lui quello che era e l’aveva formato, e che quindi era predestinato a covare una passione per qualcosa di non umano, per un’ideologia, o sia pure soltanto per un principio, per la giustizia per esempio, e quando poi immaginava come in seguito uno come me avrebbe trattato gli uomini che non erano all’altezza del suo principio, quello della giustizia, tanto per insistere sull’esempio (del resto chi mai era all’altezza di questo principio), gli venivano i sudori freddi.

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