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L’ultima provincia [scheda]

1 settembre 2009
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L’ultima provincia, di Luisa Adorno (1983)
Sellerio Editore, collana <<La rosa dei venti>>
#5
carta Palatina
pp. 215

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Un uomo che dorme [pg. 122]

1 settembre 2009
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È come se, in ogni momento, ti aspettassi che un tuo minimo cedimento ti trascinasse troppo lontano.

Come se, in ogni momento, avessi bisogno di dirti: è così perché l’ho voluto così, l’ho voluto così o altrimenti sono morto.

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Un uomo che dorme [pg. 67]

31 agosto 2009
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…; che quindi non ci sia altro da dire se non: leggi, sei vestito, mangi, dormi, cammini, e che queste siano azioni, gesti, ma non prove e non monete di scambio: il tuo abbigliamento, il tuo cibo e le tue letture on parleranno più al tuo posto, non te ne servirai più per fare il furbo. Non gli affiderai più l’estenuante, impossibile, mortale compito di rappresentarti.

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Giustizia [pg. 185]

30 agosto 2009
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Come sempre confondo qualcuno con qualcun altro. Sono incerto se un’altra sia quella che io credo che sia. Allora è senz’altro un’altra. Allora un altro è proprio qualcun altro.

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Giustizia [pg. 180]

29 agosto 2009
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Così fui immesso nel mondo senza poterlo capire, perché non mi ci ero mai scontrato, perché immaginavo che fosse soggetto allo stesso regolamento dell’orfanotrofio in cui ero cresciuto. Fui spinto impreparato nella feroce società degli uomini, mi trovai impreparato di fronte alle passioni dalle quali essa è modellata, avidità, odio, timore, astuzia, potere, ma mi trovai ugualmente indifeso di fronte ai sentimenti che questa società feroce umanizza, la dignità, la misura, la ragione e infine l’amore. Fui travolto dalla realtà degli uomini come un nuotatore inesperto è travolto da un fiume impetuoso, lottai con la mia rovina, e nella rovina divenni anch’io una bestia feroce.

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Giustizia [pg. 179]

28 agosto 2009
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Bene, lui, Mock, aveva in corpo un odio contro quelli che l’avevano generato, partorito e poi non l’avevano buttato nel più vicino secchio della spazzatura, e scolpiva quest’odio trasformando la pietra in una figura, in una forma che amava perché l’aveva creata e che, se avesse potuto provare un sentimento, l’avrebbe odiato a sua volta come lui aveva odiato i suoi genitori, i quali l’avevano anche amato, perché era un figlio che aveva dato delle preoccupazioni; tutto ciò era umanamente comprensibile, un circolo chiuso di odio e di amore tra creatore e creatura, ma quando invece s’immaginava uno come me che anziché odiare chi l’aveva messo al mondo e il fatto che era al mondo, amava un’istituzione che aveva fatto di lui quello che era e l’aveva formato, e che quindi era predestinato a covare una passione per qualcosa di non umano, per un’ideologia, o sia pure soltanto per un principio, per la giustizia per esempio, e quando poi immaginava come in seguito uno come me avrebbe trattato gli uomini che non erano all’altezza del suo principio, quello della giustizia, tanto per insistere sull’esempio (del resto chi mai era all’altezza di questo principio), gli venivano i sudori freddi.

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Giustizia [pg. 134]

27 agosto 2009
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Dunque non esiste un testimone obiettivo. Ogni testimone tende inconsciamente a confondere il vissuto con l’invenzione. Un fatto, di cui egli è testimone, si svolge al di fuori di lui e dentro di lui. Il testimone percepisce il fatto a suo modo, se lo imprime nella memoria e la memoria lo trasforma: ogni singola memoria rende un fatto diverso.

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